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DISTRUGGETE LE MACCHINE di Kurt Vonnegut 1968 (titolo originale ”Player piano”) |
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L’
ANGOLO DELLA SCIENCE FICTION Questo articolo non è dedicato agli amanti della science fiction che certamente conosceranno già tutto quello di cui mi accingo a parlare ma a tutti quelli che non conoscono la fantascienza o che la reputano un genere poco importante adatto ai bambini o ai minorati. Infatti
ho intenzione di fare una recensione di uno dei capolavori della
fantascienza anti utopistica: Distruggete le macchine (di Kurt
Vonnegut). DISTRUGGETE
LE MACCHINE è uno dei migliori romanzi anti utopistici mai creati
dalla fantascienza. Kurt
Vonnegut, stilista tra i migliori di questo genere letterario e
giustamente famoso anche al di fuori del genere, ci ha dato con
quest’ opera un ritratto approfondito e pieno di sensibilità di
un’ America in cui regna un apparente benessere.La visione delle
macchine che hanno rimpiazzato l’ uomo e lo hanno così svuotato di
ogni interesse per la vita è intelligente e agghiacciante:il
benessere materiale è totalmente conseguito grazie all’ impiego
massiccio della meccanizzazione, le macchine hanno sostituito gli
uomini in ogni attività manuale e anche in gran parte di quelle
intellettuali. Il
cittadino medio americano,pur fornito di ogni comfort possibile, è
però confinato in getti nettamente separati dalle cittadelle dove le
macchine e i loro signori, i tecnocrati, dominano incontrastati.
E in questi getti la sua vita si svolge nella miseria intellettuale più
completa e, pur di far qualcosa, egli è costretto a compiere lavori
degradanti e perfino inutili. DISTRUGGETE
LE MACCHINE è la storia della rivolta contro questa società da parte
di Paul Proteus, giovane e brillante ingegnere, destinato a una rapida
carriera fino ai vertici della piramide tecnocratica, ma troppo onesto
e tormentato nell’ animo per non provare dubbi sulla validità di
uno status sociale che è una vera e propria dittatura di classe,
guidata da un gruppo di tecnocrati e di grandi impresari industriali,
che manovrano il paese in nome di un etica ipocrita ed arida. La
narrazione non è particolarmente veloce (di sicuro questo non è un
libro alla Wilbur Smith!) ma l’ opera è molto interessante
sia per lo sviluppo della trama sia per la particolare cura (tipica di
Vonnegut) nella descrizione delle psicologie dei personaggi. Anche
attraverso questo libro si capisce come la ”buona”
fantascienza sia un genere capace di trattare temi importanti
attraverso uno sguardo non a quello che sarà ma a quello che potrebbe
essere. Altri
capolavori della fantascienza: “1984”
(di Gorge Orwell); “ Fareneith 451” (di Ray
Bradbury); Altre opere di Vonnegut non di fantascienza: “Il grande tiratore”; “La colazione dei campioni”; “Barbablù”; “Un pezzo da galera”; “Comica finale”.
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