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Successo scolastico? |
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“Suo figlio…è intelligente…ma può fare meglio” Nei
colloqui
tra genitori e insegnanti è la frase più usata. Di solito i genitori
rincarano la dose con “è intelligente ma non si impegna” o “i
suoi risultati potrebbero essere migliori se fosse più interessato,
se seguisse di più, se non avesse la testa nel pallone ecc.” Non
basta essere intelligenti per riuscire? C’è un gene per
l’apprendimento? Perché mio figlio non si interessa? E soprattutto
che cosa fare per aiutarlo? Quali sono le principali cause inconsce
che possono condizionare l’uso del potenziale intellettuale di un
bambino o di un ragazzo? Conosciamo tutti dei ragazzi sereni, aperti
agli altri e interessati del proprio ambiente familiare e scolastico.
Quali sono le spinte educative e affettive che hanno avuto la fortuna
di avere e che gli altri non hanno ricevuto? Possiamo
fare alcune semplici constatazioni: Non
esiste solo l’intelligenza “meccanica”. L’intelligenza
scolastica non è uno strumento manovrabile indipendente dal resto
della persona. L’equivoco sta talvolta nel volere un ragazzo che
funzioni come una macchina per pensare, che ottenga buoni risultati
scolastici in modo slegato della sua vita quotidiana, magari senza
gioia, senza piacere di imparare ( e questo vale in tutti i campi!) Se
la scuola e i genitori giudicano e misurano i ragazzi solo in base a
questo parametro, il disastro è dietro l’angolo. Esiste una fase
fisiologica dell’intelligenza misurabile se si vuole, elastica,
estendibile in modo incredibile, che deve essere
svegliata dalla prima
educazione, che dipende dall’ambiente culturale in cui si cresce,
che è molto diversificata con colori e tonalità diverse. Ma la
differenza tra un ragazzo che riesce e quello che non ce la fa è la capacità
di servirsi di questo strumento. Perché un bambino possa
investire se stesso nell’ attività scolastica deve essere
disponibile psichicamente. E’ questa
disponibilità psichica che gli permette di servirsi della sua
intelligenza fisiologica. Non capita forse a tutti di aprire un libro,
leggere qualche pagina e non ricordare niente? E’ solo che la testa
sta altrove….Un problema familiare angosciante non costringe
anche gli adulti a compiere errori inspiegabili nel lavoro o alla
guida dell’automobile? Una prima cosa deve essere sempre evidente:
nessun ragazzo vuol fallire o essere etichettato come “incapace”.
Nel dialogo con gli insegnanti i genitori devono
tener d’occhio espressioni del tipo: “pigro”,”manca
di concentrazione”,”non si interessa”:
di
solito segnali di ben altri problemi! Esiste
l’intelligenza “emotiva”. Una
buona intelligenza fisiologica non serve a nulla se il suo
beneficiario non ha il desiderio di servirsene o se ha altre
preoccupazioni glielo impediscono. Le caratteristiche principali di
una buona intelligenza emotiva sono quelle che caratterizzano
positivamente una persona : la capacità di accettare gli altri in
modo sereno, l’inclinazione a motivarsi, perseverare nelle difficoltà
grazie ad un serbatoio interiore di sicurezza, la propensione a
dominare gli impulsi e ad attendere con pazienza la soddisfazione dei
desideri, la capacità di conservare un umore costante e di non
lasciarsi vincere dalla preoccupazione senza più poter pensare, il
senso della speranza. E’
importante educare un’ intelligenza completa e serena.
Dotare
i figli di risorse interiori è il primo impegno dell’ educazione
familiare : i genitori devono tenere presenti i tre obiettivi
pedagogici classici: la testa,
il cuore e le mani. Formare la testa
di un figlio significa aiutarlo concretamente a conquistarsi
un’intelligenza efficiente, una cultura reale, una sistemazione
intellettuale delle conoscenze, ordine, memoria, equilibrio, capacità
di giudizio. L’ intelligenza materiale
ha bisogno di disciplina: scrivere, leggere, studiare, essere
ordinati, imparare, concentrarsi, memorizzare, esercitarsi sono
attività che richiedono dei “no”
precisi e costosi ed alternative apparentemente più gradite ai
ragazzi e che possono essere garantite soltanto dalla presenza di un
educatore. Ma se questo sforzo è richiesto solo con la forza e le
minacce non servirà a niente. Il bambino, l’adolescente ha bisogno
di regole per inserirsi nella famiglia, nella scuola e nella società
: questo è il vero passaporto
educativo per la vita. Ma
tutte le regole devono essere fondate sul rispetto e la giustizia.
Il ragazzo irrispettoso è quasi sempre stato un bambino poco
rispettato. Le regole devono essere spiegate e corroborate dalla
dimostrazione viva e quotidiana dei genitori. Una mamma che si lava i
denti una volta al giorno non può pretendere che i figli se li lavino
quattro volte al giorno. Un altro grave pericolo è in agguato: tutto
ciò che viene fatto per forza finisce per essere odiato e questo in
campo scolastico, e non solo scolastico, è una sciagura che si
prolunga nel tempo e provoca sempre e in tutti i campi infelicità e
ferite nei genitori e nei figli. Formare
il cuore dei figli significa
dotarli di motivazione affettiva, cioè il piacere di imparare la
passione di sapere, che sono legati alla passione di vivere.
Devono sentire la meta proposta da GENITORI-EDUCATORI come esaltante e
significativa, attraente nel significato etimologico della parola. Una
vera motivazione affettiva sveglia interessi e curiosità, permette di
superare le difficoltà e sorregge la perseveranza. Infine è vitale
dotare i figli della capacità e della voglia
di fare, di provare e riprovare, cioè di essere attivi, protagonisti
e non spettatori annoiati. Questi obiettivi sono raggiungibili solo se è consentito dall’ambiente familiare e se è ampiamente proposto dal modello offerto dai genitori, dall’incoraggiamento, dal riconoscimento puntuale dei progressi fatti e dal sostegno nelle difficoltà. |