ITALIA -150 ANNI DI UNITA'

                  ITALIA, 150 anni di Unità - La prospettiva scolastica - a cura dei proff. Salvatore Amato e Laura Rossetto 


Il nostro Istituto in occasione del 150° dell'Unità d'Italia ha realizzato un DVD che percorre la storia dell'Italia dal 1861 ad oggi, sotto la prospettiva scolastica. Il filmato è stato visionato dagli studenti dell'ITIS il 31 marzo 2011. Alla cerimonia celebrativa, il D.S. Aldo Tonet ha invitato il sindaco del Comune di Conegliano Alberto Maniero, il Vice presidente della Provincia di Treviso Floriano Zambon e un rappresentante di Unindustria Treviso.

Il filmato, di natura divulgativa e tarato ad un linguaggio consono agli studenti, percorre il travagliato iter della scuola italiana, dalla legge Casati alla Coppino, dalla Daneo-Credaro alla Gentile, per poi entrare nella fascistizzazione della scuola dei ministeri De Vecchi e Bottai. Nella seconda parte del DVD viene affrontata la contestazione nella scuola del 68  e le successive conquiste sociali fino ad arrivare all'autonomia scolastica dei giorni nostri e alla riforma Gelmini della scuola secondaria di 2° grado.

Le scuola interessate  a visionare il DVD possano richiederlo al Dirigente Scolastico della nostra scuola. Il DVD viene distribuito gratuitamente in quanto ha scopi educativi e  non commerciali. Le scuole che entrano in possesso del DVD devono attenersi a tale fine.


                                                             INNO ITALIANO di Goffredo Mameli - Musiche di Michele Novaro 


Fratelli d'Italia 
L'Italia s'è desta, 
Dell'elmo di Scipio 
S'è cinta la testa. 
Dov'è la Vittoria? 
Le porga la chioma, 
Ché schiava di Roma 
Iddio la creò. 
Stringiamoci a coorte 
Siam pronti alla morte 
L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli 
Calpesti, derisi, 
Perché non siam popolo, 
Perché siam divisi. 
Raccolgaci un'unica 
Bandiera, una speme: 
Di fonderci insieme 
Già l'ora suonò. 
Stringiamoci a coorte 
Siam pronti alla morte 
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci, 
l'Unione, e l'amore 
Rivelano ai Popoli 
Le vie del Signore; 
Giuriamo far libero 
Il suolo natìo: 
Uniti per Dio 
Chi vincer ci può? 
Stringiamoci a coorte 
Siam pronti alla morte 
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia 
Dovunque è Legnano, 
Ogn'uom di Ferruccio 
Ha il core, ha la mano, 
I bimbi d'Italia 
Si chiaman Balilla, 
Il suon d'ogni squilla 
I Vespri suonò. 
Stringiamoci a coorte 
Siam pronti alla morte 
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano 
Le spade vendute: 
Già l'Aquila d'Austria 
Le penne ha perdute. 
Il sangue d'Italia, 
Il sangue Polacco, 
Bevé, col cosacco, 
Ma il cor le bruciò. 
Stringiamoci a coorte 
Siam pronti alla morte 
L'Italia chiamò.


Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota genovese Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il cosidetto "Canto degli Italiani" nacque in quel clima di fervore patriottico che precedette la guerra contro l'Austria.


L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia lo resero subito il canto più amato dell'unificazione: non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. 
L'ufficializzazione del “Canto” quale inno nazionale della Repubblica Italiana, avvenne il 12 ottobre 1946.


Goffredo Mameli  
Nacque a Genova 15 settembre 1827 e morì a Roma 6 luglio 1849.  
Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l'anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. La vita del poeta e valoroso patriota sarà dedicata interamente alla causa italiana. Partecipò ai moti rivoluzionari del 1848-49 diventando al contempo un seguace di Giuseppe Mazzini.  Nel marzo del 1848, a capo di 300 volontari, raggiunge Milano insorta, per poi combattere gli Austriaci sul Mincio col grado di capitano dei bersaglieri. Collabora poi con Garibaldi al cui fianco entra in Roma nel 1849 dove viene proclamata la Repubblica. Combattè a fianco dell' "eroe dei due mondi" al Gianicolo, gettandosi in battaglia con sprezzo del pericolo e per il suo valore conquistò la stima e la fiducia di Garibaldi, divenne suo aiutante ed ottenne incarichi di fiducia che lo portarono ad operare sia a Genova che a Firenze. Il 3 giugno 1849 rimase ferito alla gamba sinistra, che dovrà essere amputata per la sopraggiunta cancrena, ma si sarebbe salvato se i soccorsi a lui portati fossero stati rapidi ed efficienti. Purtroppo, a causa dell'infezione il giovane combattente lasciò questa vita il 6 luglio 1949 a soli 22 anni. Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo in Roma. 

Fratelli d'Italia 
L'Italia s'è desta,
Si riferisce all'Italia che si sveglia perché ha ritrovato lo slancio patriottico e vuole essere uno Stato unito  e compatto

Dell'elmo di Scipio 
S'è cinta la testa.
L'Italia ormai pronta alla guerra contro l'Austria si cinge la testa con l'elmo dell'eroico generale romano Publio Cornelio Scipione l'Africano, vincitore della battaglia di Zama (Algeria) tra romani e cartaginesi, questi comandati da Annibale.

Dov'è la Vittoria? 
Le porga la chioma, 
Ché schiava di Roma 
Iddio la creò. 
Qui l'autore si riferisce al fatto che la Dea Vittoria fu già schiava di Roma per volere divino, ed ora la invita ad inchinarsi alla nuova Italia ed a Roma (le porga la chioma).

Stringiamoci a coorte 
Siam pronti alla morte 
L'Italia chiamò.
L'Italia chiama all'estremo sacrificio i suoi patrioti (anche oggi,  vedi Falcone, Borsellino e tanti altri). La coorte è la decima parte della legione romana, la sua caratteristica era la potenza e la compattezza (chiaro l'appello all'unione nazionale e alla compattezza, anche a costo della vita). 

Noi siamo da secoli 
Calpesti, derisi, 
Perché non siam popolo, 
Perché siam divisi.
Da secoli l'Italia è terra di conquista di altri Stati che la calpestano e la deridono poiché divisa in una moltitudine di piccoli Stati

Raccolgaci un'unica 
Bandiera, una speme: 
Di fonderci insieme 
Già l'ora suonò. 
Mameli invoca per l'Italia una speranza (speme), un destino comune sotto un'unica Bandiera perché l'ora di fondersi assieme è già suonata.

Uniamoci, amiamoci, 
l'Unione, e l'amore 
Rivelano ai Popoli 
Le vie del Signore;
Qui l'autore, mazziniano e repubblicano convinto, traduce il disegno politico di amore ed unione di Giuseppe Mazzini. La rinascita dell'Italia deve basarsi sull'amore e sull'unione

Giuriamo far libero 
Il suolo natìo
L'unità e la libertà nel suolo natio deve essere il principale obiettivo dei patrioti

Uniti per Dio 
Chi vincer ci può? 
Chi potrà vincerci se siamo uniti attraverso Dio? (altra ispirazione mazziniana - Dio e Popolo)

Dall'Alpi a Sicilia 
Dovunque è Legnano, 
Mameli ripercorre sei secoli di storia dalle Alpi alla Sicilia. Nella battaglia di Legnano la Lega Lombarda sconfisse l'imperatore Federico Barbarossa

Ogn'uom di Ferruccio 
Ha il core, ha la mano,
Francesco Ferrucci, muore da eroe durante la difesa della Repubblica di Firenze  nel 1530, contro l'esercito Asburgico di Carlo V. Il sacrificio di Ferrucci, in epoca risorgimentale divenne emblema del sentimento di orgoglio nazionale

I bimbi d'Italia 
Si chiaman Balilla,
Giovan Battista Perasso, detto Balilla, è una popolare figura storica di patriota della Genova del 700. La popolazione venne incitata dal ragazzo a sollevarsi attraverso il lancio di un sasso contro le truppe Austro-Piemontesi nel 1746. Il mito del Balilla fu alimentato, in chiave fortemente patriottica,  in pieno Risorgimento e successivamente enfatizzato nel ventennio fascista.

Il suon d'ogni squilla 
I Vespri suonò.
Vespri siciliani - fatto accaduto la sera del 30 marzo 1282, quando tutte le campane della città di Palermo chiamarono il popolo ad insorgere contro i Francesi di Carlo d'Angiò, e quelle giornate di lotta furono chiamate " I Vespri Siciliani. Dante Alighieri nell'VIII canto del Paradiso, indica come Mala Segnoria il regno angioino in Sicilia.

Son giunchi che piegano 
Le spade vendute: 
Già l'Aquila d'Austria 
Le penne ha perdute. 
L'Austria era in declino e le truppe mercenarie (le spade vendute) apparivano deboli come giunchi (son giunchi che piegano).

Il sangue d'Italia, 
Il sangue Polacco, 
Bevé, col cosacco, 
Ma il cor le bruciò. 
L'Austria, assieme alla Russia (il cosacco), aveva crudelmente smembrato la Polonia (bevè col cosacco), ma il sangue dei due popoli oppressi (il sangue d'Italia e il sangue Polacco) si fa veleno che dilania il cuore della nera aquila d'Asburgo.

LA COSTITUZIONE ITALIANA

L'elezione dell'Assemblea Costituente, l’approvazione della Costituzione Repubblicana rappresentarono una tappa fondamentale nel processo di costruzione di una nuova democrazia nell'Italia che usciva distrutta e umiliata dalla guerra fascista.

- La costituzione vista dagli studenti
- I simboli della Repubblica  



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